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Per un punto Martin perse la cappa

Cucina francese, humour britannico, fumare come un turco, parlare come un cristiano, preciso come un orologio svizzero e infine il Bel Paese tutto pizza, mafia e mandolino.
Comportamenti stereotipati, frasi fatte e luoghi comuni sono elementi di cui la pubblicità è ricca.
“Il Padrino” in versione ecogreen del nuovo spot Ikea, ha scatenato una polemica sui social network. L’idea dei picciotti ambientalisti divide la rete: se qualcuno si ritiene infastidito dalla campagna, altri giudicano la polemica fuori luogo.
In medias res stat virtus: c’è anche chi dichiara che il video non è per nulla offensivo, ma che trascina con sè un’idea dura a morire, quella che la mafia sia un etichetta del sud Italia. Continua a leggere ‘Per un punto Martin perse la cappa’

C’è chi può. Io può, tu anche

La comunicazione ambientalista?
Secondo Martin Atkin, direttore del Dipartimento creativo di Greenpeace, è troppo catastrofista, deprimente, minacciosa, retorica. Talmente ripetitiva e scioccante da risultare noiosa ed inefficace.
E aggiunge: «Se vedo un altro documentario sugli orsi polari affamati o lo scioglimento dei ghiacciai, temo di mettermi a urlare».

Domani, 18 febbraio, si festeggia la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico 2011, e si spera di non dover assistere a nulla del genere.
Secondo Alberto Contri, Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, la ricetta per evitare l’effetto rebound dopo lo shock visivo e verbale è l’uso di linguaggi diversi, ironia in testa.

Un’iniziativa degna di nota è M’illumino di meno, giunta ormai alla sua settima edizione, e che in occasione dei 150 anni d’Italia si colora di verde bianco e rosso.

Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa, e spegnere le luci è solo il primo passo. Danno il buon esempio MTV, con la campagna Mtv Switch e Amref con sprecomenosubito; Beghelli invita a ricominciare ad abbracciare la terra, ed Enel ad usare la testa.

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Il nudo in tv funziona sempre

«Siamo donne, oltre alle gambe c’è di più, siamo donne, un universo immenso e più» cantavano Sabrina Salerno e Jo Squillo al Festival di Sanremo 1991.

Visto come sono andate, e vanno, le cose, sembrerebbe che i pubblicitari abbiano preferito dar retta al detto “il sesso vende” piuttosto che alle due cantanti.

Aldo Grasso, giornalista e critico televisivo, in un articolo per il Corriere della Sera commentava così la combinazione Love Sex and Money in pubblicità: «Siccome paga, si sente deresponsabilizzata. Siccome tiene in piedi tutta la baracca della comunicazione, non si pone più limiti. Ma la pubblicità non prova mai a interrogarsi sulle sue responsabilità sociali, sui valori messi in gioco? Dire pubblicità è come invocare un’entità astratta e remota, ma se ripensiamo casualmente alle piccole storie che gli spot ogni giorno ci raccontano vediamo affollarsi i segni di quella seduzione impudica che gli americani chiamano fuck fashion e che è elegante tradurre con ”moda smodata”».

Le donne non sono d’accordo, e tornano a farsi sentire.

Nell’ultimo periodo si sta assistendo ad una sorta di rivoluzione rosa, in piazza e su facebook, dove si è appena conclusa un’iniziativa in cui si invita a modificare l’immagine del profilo con quella di donne valorose, intellettuali e combattenti, che hanno lottato per i diritti delle donne.
«Vogliamo dire no alla compravendita e allo sfruttamento del corpo femminile – dicono le organizzatrici – . Cambiare la foto dei nostri profili è un gesto che vuole affermare il nostro coraggio e intelletto rinfrescando la memoria storica di tutti».
Tra i contatti spuntano Giovanna D’Arco, Rita Levi Montalcini, Alda Merini, Janis Joplin, Marie Curie.

Rosie the Riverter

Manifesto pubblicitario della seconda guerra mondiale che invitava le donne a prendere il posto di lavoro degli uomini partiti

E Rosie la Rivettarice?
Simbolo del femminismo negli U.S.A è un manifesto pubblicitario che nonostante l’età, è oggi più attuale che mai. Continua a leggere ‘Il nudo in tv funziona sempre’